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Italiani scoprono una galassia cannibale, a 65 milioni di anni luce dalla Terra

Il più forte mangia il più piccolo. Quello che accade in natura è valido anche nell'Universo, dove galassie giganti inglobano galassie più piccole grazie alla forza di gravità. Accade in grandi ammassi come quello della Fornace, visibile nelle immagini ottenute dal telescopio VST presso l'osservatorio dell'ESO al Paranal in Cile, con cui collabora anche l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf).

Il recente studio di un gruppo di astronomi dell'Inaf, guidati da Enrichetta Iodice dell’Osservatorio di Capodimonte ha rivelato un debole ponte di luce tra NGC 1399 e la galassia più piccola alla sua destra, NGC 1387. Ciò indica gas letteralmente strappato alla compagna più piccola dall'attrazione gravitazionale di quella più grande.

L‘ammasso della Fornace si trova a circa 65 milioni di anni luce dalla Terra ed è il secondo più vicino a noi dopo quello della Vergine. Contiene circa sessanta galassie grandi e un numero simile di galassie nane. Sistemi come questo sono comuni nell’Universo e illustrano la potente influenza della gravità su grandi distanze e come questa possa trattenere le enormi masse delle singole galassie in un’unica regione. Le galassie si raccolgono spesso in grandi gruppi, noti appunto come ammassi; di galassie ce ne sono anche fino a migliaia e misurano tra i 5 e i 30 milioni di anni luce. In realtà è la forza digravità che mantiene le galassie legate tra loro a formare un’unica entità.

Maggiori informazioni sul sito dell'Inaf. 

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